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CI DECIDIAMO A PARLARE DI MUSICA?
Colpevolmente sono mancato per alcuni giorni da questo blog e,guardandolo, ho trovato un commento che mi dà lo spunto per chiarire, spero una volta per tutte, il mio pensiero.
Evidentemente il mio post riguardante il concerto del primo maggio deve aver colpito più di una persona, se ancora adesso arrivano commenti nei quali non si è capito quale era il mio intento.
Per spiegarmi prendo come traccia quanto scritto dall’amico Laguna che ha cercato di esprimere chiaramente il suo pensiero.
Laguna ha scritto:
"Beh a parte che quelli del sud non sono sporchi ne sono oziosi anzi lavorano più di quei dirigenti del nord che non fanno mai nulla. e poi a parte che la
canzone del tunnel era una canzone che aveva un significato e criticava un certo modo di pensare che poi ne è stato l'emblema purtroppo. e infine penso
che criticasse molto la cultura della padania proprio perchè appare ridicola frivola e carica di pregiudizi verso tutti. e poi cazzo non è vero che per
essere originali bisogna essere incazzati con il mondo e sopratutto di sinistra. sempre le solite cazzate e sempre la colpa la sinistra eh?
certo quante canzoni con denunce sociali ci sono rispetto alla moltitudine di canzoni stupide e frivole che esistono?
e non parliamo dell'house che non critica e non è nemmeno frivolo.non ha niente. "non è" e basta..
per una volta che qualcuno si mette a dire come la pensa subito è di sinistra e incazzato verso il mondo. certo dobbiamo dire che il mondo è stupendo. che
nessun povero al mondo muore di fame o sopravvive a stenti, che tutte le famiglie del mondo vivono felici, come afferma sempre "l'amatissimo ex-premier".
ora sicuramente per aver detto questo sarò preso per un comunista o un bolscevico... mah è la vita.."
Il riferimento ai cosiddetti "terroni sporchi e fankazisti" lo ho usato per porre il seguente coesito:
Che cosa sarebbe successo se quella sera sul palco ci fosse stato qualche artista trevigiano che cantava contro qualche modo di fare da lui ravvisato nei meridionali usando questi luoghi comuni"
Lo si sa fin troppo bene che non tutti i meridionali sono sporchi e nulla facenti, tanto che molti di loro sono costretti a prendere armi e bagagli e a trasferirsi all’estero o al nord dove hanno avviato attività che funzionano anche meglio di quelle del luogo. Ma se dà fastidio questo stereotipo non si può pensare che può dar fastidio anche chi continua a dare dei razzisti ad intere popolazioni solo per qualche striscione esposto negli stadi (allora a Roma sono tutti nazzisti il che forse è anche peggio) o forse perché nel 1990 si parlò chiaramente di federalismo?
Per fare un po’ di storia politica di questi ultimi anni, dovete capire che il concetto di secessione, tra l’altro ritenuto assurdo anche dagli stessi esponenti leghisti, è stato adottato nel momento in cui tutti i cosiddetti partiti tradizionali, una volta fiutato l’affare in termini di voti, hanno tutti abbracciato l’idea, da destra a sinistra, rifondazione esclusa.
Con quel testo Caparezza non ha fatto nessun servizio sociale, ma ha solamente descritto una realtà virtuale.
Al contrario di quanto potrebbe sembrare, io non sono contrario ai testi impegnati, sono contrario ai testi colmi di luoghi comuni. Prima di commentare il post in questione, l’amico Laguna dovrebbe aver letto il mio saluto a Rino Gaetano, cantautore meridionale e socialmente impegnato, che, in mod particolare, ha avuto la grande capacità di descrivere e di raccontare dstorie di povera gente, la storia dell’Italia del secondo dopoguerra in "Aida" e la speranza di un mondo migliore. Tra i miei autori preferiti ci sono Giorgio Gaber e Fabrizio De André, due che non le hanno certo mandate a dire, tanto che, almeno Gaber, per anni è stato emarginato dai grandi media. Questi, però, hanno raccontato i loro testi sono degli affreschi della realtà e non si sono mai lasciati andare ad esortazioni e a comizi.
I cosiddetti autori moderni impegnati, invece, prendono posizione, pontificano e tutti, alla fine, dicono esattamente le stesse cose, quasi con le stesse parole. Ed è qui che mi sorge il dubbio circa l’autenticità di questi pensieri, di questo malcontento, cioè se sia dettato da un reale sentire o dalla possibilità di raggiungere il successo.
D’altra parte sono stato giovane anch’io, ho avuto anch’io i miei miti e dirò di più ho abbracciato quelli di mio padre: Bob Dylan ed altricheesortavano i giovani a rompere con le istituzioni e con la religione salvo poi vederli tutti ai piedi di Sua Santità nel 1997!!! Che bella coerenza!!! E si parla del poeta Bob Dylan!!
Allora vi consiglio: parliamo di musica, commentiamo chi canta e chi suona e non perdiamoci in disquisizioni pseudo-sociali che originano solo divisioni utili a chi ci governa perché, fin che si perde tempo a battagliare tra "terroni e padani" (o Verdani), questi ci strozzano di tasse!
Non nascondo che mi sarebbe piaciuto vedere durante il concerto del primo maggio più musicisti e meno predicatori questo era in ultima analisi il senso del mio intervento, Caparezza doveva essere solo l’esempio più lampante.
STAVO GIUSTO RIFLETTENDO CHE:
Sono passati trent'anni da quando si sono sciolti i Deep Purple per la prima volta. Se ne erano andati Roger Glover, Jan Gillan e soprattutto Richie Blackmore, l'anima musicale del gruppo che stava risorgendo con i suoi Rainbow. Proprio alla resurrezione di questo talento ho dedicato un mio articolo su Ciao.it
http://www.ciao.it/Rising_Rainbow__Opinione_723457
CIAO RINO
Con colpevole ritardo celebro un triste anniversario: il 2 giugno sono passati esattamente 25 anni dalla morte di uno dei cantautori più schietti ed interessanti della fine degli anni ’70: Rino Gaetano.
Era appunto il 1981, io avevo dieci anni e forse fui uno dei pochi a rimanere veramente colpito da una simile tragedia, anche perché di li a poche ore l’Italia intera sarebbe stata coinvolta dal primo dramma mediatico (in realtà una vera porcata giornalistica) della storia della televisione: il dramma di Alfredo Rampi con il suo tragico epilogo avvenuto la notte tra il 5 ed il 6 giugno.
Di Rino Gaetano ricordo le sue canzoni piene di ritmo, la sua voce roca e talvolta sgraziata, ma sempre intonata e i suoi testi strampalati. Per un bambino era certamente difficile capire cosa ci fosse dietro a quelle frasi: Bertà che filava l’amianto, Nun te reggae chiù e Gianna che aveva un coccodrillo ed un dottore! Ma mi piaceva ascoltarlo.
Giusto ieri sera ho visto un bellissimo programma che lo ha raccontato ed ho capito che abbiamo perso qualche cosa. Quelli che parlano bene direbbero che si tratta di un cantante di rottura, io dico che le sue canzoni sono delle storie, come in un quadro, con poche e semplici pennellate egli racconta una realtà nella quale tutti si possono ritrovare. Questa è la grandezza di un cantautore, quella di raccontare cose in cui tutti possono ritrovarsi. Gaetano ha avuto il coraggio di raccontare e di raccontarsi: uno dei suoi temi è la povertà; egli è nato a Krotone si è trasferito con la famiglia a Roma, dove i genitori hanno intrapreso il lavoro di portinai , a soli 9 anni alloggiando in un appartamento ricavato nello scantinato da dove vedeva i piedi delle persone. Per garantirgli un futuro migliore viene mandato in collegio dove impara a mettere nero su bianco i suoi pensieri e dove impara a suonare. Anche i collegi dell’epoca vivono il’ 68, in quanto c’era la necessità di rompere con un tipo di educazione insegnata con metodi al limite troppo spesso violenti. Cantanti come De André e Guccini costituivano la colonna sonora giornaliera. Una volta uscito egli coltiva la sua passione, scrive e scrive fino a che non viene scoperto. Le sue prime apparizioni avvengono nei primi anni ’70 e si capisce subito che non si è davanti al solito cappellone che dura lo spazio di una stagione.
La sua consacrazione arriva nel 1978 quando a San Remo, patria delle canzoni amore-cuore, presenta Gianna. Naturalmente non vince, ma vende tanto che l’album che esce in estate ha un successo straordinario.
Il segreto del suo successo, a mio parere, non sta solo nei testi, carichi di significati intrinsechi, ma espressi con parole semplici e dirette, ma nell’impianto musicale delle sue canzoni. Gaetano ha sempre messo al centro il ritmo, unito ad una grande semplicità melodica. In questo ha seguito le orme di Lucio Battisti, del quale ha anche certe sfumature della voce, soprattutto se lo si comfronta con il primo Battisti, quello che cantava solo con l’anima. Di questo, probabilmente, se ne è accorto anche Mogol, il quale, una volta rotto il sodalizio artistico con il Lucio nazionale, decide di affiancare proprio il folletto calabrese. Infatti, quella sera maledetta del 2 giugno 1981, Rino Gaetano stava tornando proprio dalla sala di registrazione dove stava finendo l’album scritto in coppia con Mogol.
Questa volta chiedo aiuto!!!
Domenica 30 luglio, in quel di Brescia, arriva uno dei geni della musica tale Jackson Browne. Dato che, molto probabilmente non potrò assistere, mio malgrado, ad un simile spettacolo, se qualcuno vorrà scrivere due righe di commento, gliene sarò davvero grato. Infinite grazie.
WHERE ONLY "THE EAGLES" FLY
Ve lo avevo promesso ed eccomi qua a raccontarvi di una grande serata di musica. Ieri sera le "Aquile della California" hanno volato sull’Arena di Verona, nonostante un cielo che non prometteva nulla di buono, anzi i numerosi astanti, almeno 13.000, qualche goccia l’anno presa, ma all’uscita dei quattro Eagles, anche Giove Pluvio decideva che per il momento era meglio cambiar rotta e godersi lo spettacolo.
Uno spettacolo di ottimo livello; complessivamente il gruppo ha sprigionato tutto il calore live del quale è sempre stato capace, nonostante alcune imperfezioni dovute probabilmente alla stanchezza di sei mesi di tour mondiale e alla particolarità dell’ambiente.
Come in tutti i concerti, la prima canzone paga dazio e la pur splendida Take it Easy scivola via con il suono impastato e con la voce di Glenn Frey poco in risalto. Quello che balza invece subito all’orecchio è la loro maestria nei cori, perfetti sia come intonazione, sia come intensità. Nelle prime canzoni, poi, la band sembra un po’ contratta, quasi un po’ scarica e quientra in ballo la particolarità dell’Arena. Il bellissimo anfiteatro romano è concepito per la musica classica e il terreno sotto il palco è occupato dalle poltronissime. Quindi manca lo spazio per consentire alla gente di mettersi sotto al gruppo e di dargli quel quid in più di calore che certamente aiuta. I quattro però ci hanno messo poco a calarsi nella realtà veronese e, grazie anche alle guasconate del solito John Walsh, l’istrionico chitarrista solista che nella voce ricorda vagamente Jerry Lewis, il gruppo trova il giusto feeling e sale decisamente sui suoi migliori livelli. Così quando dopo The Long Run si prendono una pausa, a me rimane un po’ di amaro in bocca in quanto sembrava che si fosse interrotto qualche cosa di magico.
Quindici minuti nei quali l’amico Giove Pluvio decide di diventare protagonista minacciando di innaffiare tutti, ma Don, Timothy, Glenn e John escono e l’amico celeste torna a farsi da parte. Si ricomincia con una serie di lenti tra i quali Tequila Sunrise, Peaceful Easy Feeling e un paio di nuove proposte, tra cui citiamo No More cloudy days, appropriata per la serata, una canzone perfettamente in linea con la miglior tradizione
Soft della band. E’ il miglior momento di un Glen Frey per altro non in particolare serata di grazia. A me è parso il più stanco del gruppo, buono il suo impatto, ma qua e la ho trovato parecchie imperfezioni vocali (comunque, io da modesto cantante, firmerei sempre per serate del genere, ma tantè io lo faccio per hobby, lui ci vive e quindi …). Poi si torna indietro e l’ultima parte è dedicata ad una serie di classiconi come Take it to the Limit, cantata non da Don Henley, ma da Glen Frei, Life’s been good, con John Walsh che indossa un casco da minatore, Life in the fast Lane ed Hearthache Tonight. Si chiude il concerto, ma mancano i due cavalli di battaglia della band: Hotel Californya e Desperado. Eccoci accontentati: intro con tromba modello "Per un Pugno di dollari" e via per sei minuti da sogno con una versione suonata dall’intero gruppo, e non acustica, degna del Life in Californya del 1980. Si chiude la serata sognando con una grande versione di Desperado cantata magistralmente da un Don Henley semplicemente mostruoso.
Affibbiamogli un difetto, giusto per non apparire troppo buoni! A mio avviso non era regolato bene, la sua caratteristica voce rauca e potente tendeva un po a sbattere, pertanto, dato che non può fare anche il mixerista, lo assolviamo in pieno! Lui la sua parte la fa ecome! Suona in maniera divina e canta ancor meglio abbinando due ruoli tra i più difficili da mettere assieme. Alla grande precisione come batterista, unisce un’immensa precisione come cantante: mai una sbavatura, mai una calata, solo alla fine qualche piccolo segno di stanchezza, probabilmente dovuto alla grande umidità che ti impasta le corde vocali. Voglio far notare che le canzoni eseguite da lui, di solito, non sono delle più basse di tonalità, e cantare seduti toglie certamente qualcosa ai movimenti necessari per far uscire la voce in modo corretto. E per questo motivo gli faccio un plauso ancor maggiore.
Infine vorrei spendere due parole su chi ha collaborato con la band sul palco: due ottimi tastieristi, un grande trombettista e una sezione fiati che ha contribuito a dare al suono degli Eagles ancor maggiore calore.
Quindi se devo dare un giudizio dico solo una cosa: se volessero prendere l’intera registrazione della serata e farne un disco live, o meglio un dvd, be io lo acquisterei subito. Il concerto va già bene così.
RICORDATE CHE QUANDO POSSO IO:
"Torno la, a girare la, la dove c’è musica". (1)
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TANTE SCUSE
Desidero scusarDesidero scusarmi per qualche mancanza e per qualche imprecisione.
Ieri vi ho invitato a leggere una recensionrecensione riguardante Burn su Ciao.it. Qualcuno mi ha chiesto di copiarla in quanto questo è un sito nel quale, per trovare un prodotto, bisogna diventare scemi, immaginatevi una determinata opinione.
Tuttavia debbo ricspiegare che io sono un membro di questa comunità, nella quale, tra le tante cose che si fanno, si scrivono opinioni. Queste, però, diventano automaticamente proprietàà del siito e, l'azione di copiarle da un'altra parte, diventa automaticamente reato.
Prometto che da ora in poi fornirò il link esatto al quale collegarsi per leggere il mio modesto pensiero. Per Burn il link è il seguente:
www.ciao.it/Burn_Deep_Purple__Opinione_714542
Tempo fa ho parlato dell'arrivo a Verona di Roger Water. Purtroppo ho sbagliato la data di un giorno. Il 3 giugno si esibisce Marc Knofler, mentre Water darà spettacolo il 4 e il 5 giugno. E' comunque un'ideale continuazione della tre giorni del 1989 anche perchè il programma prevede l'esecuzione dell'intero album "The dark side of the moon".
Ciao e scusatemi ancora
APPUNTAMENTO A TUTTI GLI AMANTI DEGLI EAGLES
Mancano sei giorni al grande evento: gli Eagles all'Arena di Verona, lunedì 29 maggio.
Io ci sarò e se vorrete, martedi 30 dalle ore 14 alle 16.30 ci troveremo qui per parlarne.
BURN: DEEP PURPLE
A mio avviso uno dei più bei dischi della storia dell'hard rock. Vieni a leggere la mia recensione su
www.ciao.it
LA DOVE C'E MUSICA
Purtroppo spesso sono costretto a "Tornare la, la dove c'è musica", anche se di scarsa qualitàAvendo intrapreso da qualche anno l'attività di piano bar e di musicista per sagre, feste di laurea o matrimoni nella provincia di Verona, quindi cantando e suonando esclusivamente per intrattenere la gente, sono stato costretto a cercare di tenermi aggiornato sui gusti di chi mi commissiona la serata anche in materia di quelli che vengono chiamati ever green. Succede così che programmi come il Festival di San Remo, il concerto del primo maggio o qualche reality come l'appena concluso Music Farm, possono risultare utili per carpire qualche utile informazione su quello che potrebbe funzionare o meno. Vi confesso che talvolta è molto dura: al festival di San Remo si sentono sempre le solite cose, così come accade al concerto di Piazza San Giovanni, per un altro verso e, Music Farm è sempre il solito programma di riclati, alcuni dei quali, tuttavia li ho rivisti con piacere come Alberto Fortis, se non altro perchè alcune sue canzoni mi hanno ricordato l'infanzia.
Ieri sera è stata posta la parola fine sul reality condotto da Simona Ventura, giunto alla sua terza edizione e da tre anni dobbiamo sorbirci le lagne, l'arroganza e spesso la maleducazione di Loredana Berté. Anche ieri sera non si è smentita con quel suo fare da patetica rock star inkazzata con il mondo che doveva fare da maestrina di canto a Walter Nudo, il bello d'Incantesimo vincitore della prima edizione dell'Isola dei Famosi, che, poveretto qualche qualità canora l'ha anche tirata fuori. La Beré, dicevamo, doveva fargli da guida con due stupende canzoni: Dedicato scritta dal grandissimo Ivano Fossati, uno dei più grandi cantautori del panorama nostrano, e Una Città per Cantare, la canzone più bella di Ron - e ti credo, mica l'ha scritta lui, bensì quel genio del pianoforte che risponde al nome di Jackson Browne.
Cosa accade? Questi ti fanno vedere gli spezzoni delle prove ed ad un certo punto si sente dire: Walter, le canzoni non vanno devastate" con quella cantilena che non si sa se ci è o ci fa! Poi salgono sul palco, iniziano a cantare, lui sbaglia l'attacco, lei interviene e semplicemente devasta uno dei pezzi più belli. Si, lo devasta, perché anzi che cantare, tende a parlare in nome dell'espressione dei sentimenti. Io mi chiedo per quale cazzo di motivo devo continuare a vedere gente che fa finta di cantare? Se voglio vedere i sentimenti, vado al cinema o leggo un libro! Ma per favore i musicisti facciano i musicisti! Giuseppe verdi, mi si scusi l'accostamento irriverente, i tenori li faceva cantare e schiattare! Questi invece, blaterano, parlano, stonano, si perché la signora è talmente finita che alla terza nota stona, e dire che parliamo di una delle più belle voci degi anni settanta ed ottanta.
C'era una garetta, nella quale la coppia perde, li la signora rompe a tutti per cantare la canzone di Ron fin che, in conclusione, gliela lasciano cantare. Sale da sola, il bel Walter se ne è già sentite di tutti i colori, e li altra devastazione (se fossi Jackson Browne proibirei di dissacrare in questo modo una mia canzone).
Allora mi chiedo come sia possibile permettere scempi del genere soprattutto ad una che ha dato dell'inutile a Massimo Di Cataldo, uno che non avrà composto dei capolavori, ma almenno dimostra di saper cantare e anche bene. Ma qui si vogliono i sentimenti e allora avanti con quel che resta delle Berté e dei Califano, altro che con il canto centra come il sale nel caffè. Gente, cercate di sostenere chi sa cantare se suonare, non coloro a cui i mass media stanno leccando il culo perché, come avviene in Italia, quando stavano dando veramente qualcosa, non li si è filati, anzi li hanno emarginati e danneggiati. Sinceramente tutto questo non mi va.
CAPAREZZA FUORI DAL TUNNEL? SAREBBE STATO MEGLIO CHE FOSSE RIMASTO DENTRO!!!
Come molti di voi ho assistito al concerto del 1 maggio a Roma e vi sono state molte cose che non mi sono piaciute.
Innanzitutto le cosiddette bands emergenti sono quasi tutte uguali: suoni freddi, cantanti che più che cantare parlano - a questo punto è meglio andare a teatro - e testi quasi tutti uguali: giovinastri pseudo-inkazzati contro una società che non ha dato loro niente, salvo un'istruzione tale da usare parole estratte direttamente dalla Trecani, così da fare testi impegnati.
L'unica rivelazione positiva sono stati i Ladri di Carrozzelle che almeno hanno esibito un rock robusto, con suoni e melodie che hanno ricordato vagamente i vecchi Deep Purple, almeno nell'energia e nel calore espresso sul palco. La cantante, ppoi, è stata l'unica che, tranne i vecchi Pino Daniele, Nomadi e Max Gazzè, abbia proferito delle note musicali e le faccio i miei modestissimi complimenti perchè posso comprendre le difficoltà di cantare bene seduti.
La serata, poi, è stata aperta da Caparezza e li si è toccato il punto iù basso in quanto a buon gusto.
Con la canzone riguardante la Verdania, riferimento pmolto esplicito alla Padania, si è rasentato l'offensivo. Io vorrei vedere se un cantante di Milano salisse su un palco inveendo contro: "i "terroni" che non hanno voglia di fare un cazzo, che mangiano soldi a tradimento, che non si lavanno, oppure contro gli extra-comunitari che sono solo capaci di ubriacarsi, investire i nostri ragazzi in moto e poi scappare", che cosa accadrebbe! Questo si permette di denigrare un ideale che, può anche essere sbagliato, ma che è sintomo di un disagio di molti abitanti italiani che ieri non sono stati rappresentati da nessuno. A me sembra che per essre innovativi, nel mondo della musica, e per non essrre considerati retrogradi, bisogna essere schierati a sinistra, essere inkazzato con il mondo, altrimenti puoi aspirare semmai a qualche comparsata a Domenica In, dove la musica conta come il due di spade con briscola a coppe.
Tornando al nostro amico Caparezza, quando poi ha elencato i morti in seguito a cancro delle acciaierie di Brindisi e Taranto, cosa lodevolissima, sarebbe stato decisamente meglio, e più italiano, visto che un attimo prima ha così ampiamente condannato la secessione e le ragioni di chi la vuole (che poi in realtà non l'hanno mai realmente voluta nemmeno quelli della Lega, è stata solo propaganda), dicevo sarebbe stato giusto ricordare anche i morti di Seveso e Porto Marghera, o quelli non sono Italiani? O l'Italia c'è solo quando fa comodo?
Insomma Caparezza tornasse un po' a riflettettere nel tunnel!!!
La serata poi è trascorsa con una buona esibizione di Skin, brava ma fredda, con un Ligabue un po' sottotono, ma pur sempre energico e, secondo me il punto più alto è stato toccato dalla freschezza del rock and roll offerto dall'inedita coppia Britti-Bennato.
In conclusione vorrei che si capisse che quando si ha un microfono davanti a milioni e milioni di persone, queste vanno rispettate sia offrendo un prodotto di qualità migliore (i musicisti devono suonare, e direi che lo hanno fatto e i cantanti devono cantare e non parlare), ma anche nei contenuti. Non è possibile che ieri quasi tutti gli artisti fossero meridionali!!! Si abbia il coraggio di dare voce a tutti, oppure il concerto del 1 maggio non vada più in diretta su un canale per il quale tutti, anche quelli che la pensano diversamente, debbono pagare il canone
ROGER WATER RITORNA A VERONA PROPRIO...
Quasi nessuno ci fa caso, ma ogni cinque o sei anni il calendario si ripete, dipende dagli anni bisestili che si trovano in questo lasso di tempo. Quest'anno, ad esempio, abbiamo lo stesso calendario del 1989, un anno storico per l'organizzazione dei concerti Rock all'Arena di Verona. In particolare il culmine venne toccato giovedì 1, venerdì 2 e sabato 3 giugno allorché nell'anfiteatro romano vennero tenuti tre concerti storici dei Pink Floyd. Tale impegno di date fu reso necessario dall'enorme richiesta di biglietti per assistere ad un avvenimento incredibile. Inutile dire che si trattò di tre serate di musica memorabili con l'adiacente Piazza Brà trasformata in una piccola Woodstock - girava talmente tanta coca che dovevi stare attento a respirare -.
Quest'anno sembra ripetersi la stessa cosa: torna il grande rock a Verona con gli Eagles il 29, Mark Nofler l'1 giugno ed Eric Clapton il 7 luglio. L'avvenimento clou è senz'altro l'arrivo di Roger Water il 33 e il 4 giugno. Sembra incredibile! Il bassista ed uno dei leader della mitica band inglese, inizia la sua due giorni scaligera proprio nella stessa sera in cui terminò quella di diciassette anni fa.
Corsi e ricorsi storici non è vero?
GLI EAGLES VERSO IL SOLD OUT
Per la prima volta la band californiana si esibisce in una tourné dal vivo in Italia con due date: il 27 allo Stadio Olimpico di Roma e il 29 maggio all'Arena di Verona. Per il concerto scaligero, che data la cornice dovrebbe essere qualche cosa di fenomenale, stiamo andando verso il sold out, nonostante prezzi da capogiro: solo una gradinata costa 47 euro quasi centomila vechie lire. E dopo c'è la crisi!!!
"E RIECCOLI" MA DI CLASSE!!!
L'espressione "E Rieccolo" venne usata per la prima volta da Indro Montanelli all'incirca trent'anni fa quando, dopo una delle tante crisi di governo, il mandato venne affidato ad Amintore Fanfani, rimasto per anni ai margini della politica e ripescato. E' noto che, soprattutto in quel periodo, il giornalista non simpatizzava particolarmente per la Democrazia Cristiana e quindi nel titolo si leggeva una certa ironia.
L'espressione è stata riesumata lo scorso ottobre da Fabio Capello nei confronti di Maurizio Pistocchi, anch'egli rimasto per un certo periodo al di fuori del giro dei media che conta, quando il moviolista di Italia Uno voleva chiedergli conto di alcuni falli commessi dai suoi giocatori nei confronti dei rossoneri. LLa risposta che si sentì dare fu appunto: "E Rieccolo"! con lo stesso tono sprezzante.
Noi, invece, vogliamo usare questa espressione per sottolineare quattro ritorni che, a modesto parere di chi scrive, sono stati molto graditi.
Dallo scorso autunno possiamo gustare l'opera rock della P.F.M. Drakula, nella quale la band lombarda rispolvera tutta la sua sapienza musicale facendoci rivivere le atmosfere rock-progressiv dei primi anni settanta. Personalmente reputo buona anche la parte cantata da Dolce Nera.
Il mese di febbraio del 2006 ci ha consegnato due capolavori: "On an Island" di David Gilmore e l'ultimo lavoro dei Toto.
Fa particolare piacere segnalare il ritorno con un nuovo disco del grandissimo chitarrista dei Pink Floyd, sempre abile a proporre pezzi nuovi, pur mantenendo intatta l'atmosfera Pink di cui per anni è stato una delle anime.
Dei Toto che dire: è il solito disco pieno di classe e di maestria tecnica. Non ci sono particolari novitài generi musicali conosciuti.
Infine una segnalazione la merita anche Ritchie Blackmore, che sta continuando il suo progetto di musica popolare britannica con Kandy's Night, ma questa volta, a differenza degli altri dischi, da quel poco che sono riuscito ad ascoltare, ho ritrovato un breve richiamo al vecchio Blackmore stile Deep Purple: ritmo rock and roll ed assolo da maestro.
Gli "E Rieccoli" li vogliamo solo così!.
niana ha sondato ormai tutti
MI PRESENTO
Se sei arrivato qui, probabilmente hai vvisto il mio sito: www.webalice.it/robsteven. Se non l'hai ancora visitato, allora fallo! Così comprenderai che la musica è la mia vita. Non sono un artista, ma sono un dilettante di discreto livello a cui piace la buona musica e a cui piace parlare di musica. Ecco perchè ho deciso di aprire un blog nel quale esprimere il mio pensiero e per confrontarmi anche con te. Allora: a rileggerci!
Blog GRATIS di Beeplog.it
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